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salvatorelombardo
28 giugno 2007
Risposta a Massimo Clausi sulla vicenda Au Cosenza/Area Urbana
 

Egregio Massimo Clausi,

ho letto con molta attenzione il suo articolo dal titolo “E Rende si stacca” su “Il Quotidiano della Calabria” del 26 giugno 2007. Le voglio rispondere anche perché il primo atto ufficiale (cfr. “Il Quotidiano della Calabria” 22 giugno) contro l’operazione AU Cosenza ha la mia firma. Ma voglio procedere con ordine.

Anche se lo chiedesse al sottoscritto probabilmente alla domanda “Da dove proviene” risponderei “da Cosenza”. E’ normale e comprensibile. Non potrebbe essere altrimenti. Per decenni ho lavorato nella città di Cosenza seppur abitando a Rende e dal punto di vista sociale non distinguevo la differenza, se non fosse per i servizi resi e per la qualità della vita nettamente migliore nella città dove ho l’onore di risiedere e dove ho l’onore e l’onere di essere amministratore. E come me credo altre migliaia di persone.

E sia come amministratore che come cittadino sono consapevole che l’Area Urbana è una palla da cogliere al balzo. Ma mi chiedo: “la costituzione dell’AU Cosenza andava e va nella direzione di essere una prima pietra per la realizzazione dell’Area Urbana?”. Forse nel progetto iniziale prospettato si. La squadra unica AU Cosenza-Rende doveva coniugare le tradizioni sia rendesi che cosentine, sia nella forma (nome, stemma e divise) che nella sostanza. Non doveva essere “un mero scippo” di un titolo sportivo, come oggi a me pare.

Da questo progetto di squadra unica nell’ultima settimana in molti si sono discostati. L’AU Cosenza non è più (il presente è d’obbligo) la squadra dell’Area Urbana, ma la sola squadra della città di Cosenza. Lo si ammette implicitamente quando si richiamano i casi di Venezia, Catania, Messina. Lo si ammette esplicitamente quando la sigla AU da acronimo di Area Urbana diviene solo l’onomatopea del grido del lupo. Come amministratori della città di Rende non si poteva restare inerti. Anche per l’esistenza di alcuni contratti posti in essere dall’amministrazione comunale e la società Rende FC, e pacta sunt servanda.

Gli amministratori comunali sono tenuti alla tutela degli interessi dei cittadini rendesi che negli scorsi anni hanno elargito contributi monetari sostanziosi nei confronti del Rende Calcio, contributi subordinati alle clausole che il titolo dovesse restare a Rende e che nella ragione sociale della società dovesse restare il richiamo a Rende. Questi patti non sono stati rispettati. Ed i contratti se non sono rispettati si risolvono. Se l’amministrazione comunale non li risolve – anche con atti di autotutela come la delibera del 25 giugno - compie un abuso, e caro Clausi, in presenza di tutti gli elementi compie il reato di abuso d’ufficio.

Inoltre il comune di Rende con questi atti ufficiali non affossa per niente il progetto AU Cosenza. Questo progetto potrà andare avanti e gli auguro successo, ma come vogliono tifosi e dirigenti rappresenterà la sola tradizione del Cosenza, perché questa è l’intenzione della piazza e della società non dell’amministrazione che voleva fare qualcosa di nuovo.

Voglio inoltre dirle che l’area urbana è cosa diversa dal calcio: è qualcosa di più. Vuol dire la costruzione del viale Parco e della metropolitana leggera, la gestione razionale dei rifiuti e dei trasporti, vuol dire una sanità a portata di cittadino, efficiente ed efficace, vuol dire costruzione unitario di un tessuto urbanistico razionale, armonioso ed a misura di cittadino in tutti i comuni interessati, vuol dire gestione condivisa dei bilanci e dei fondi strutturali. Se l’Area Urbana è vista solo come l’allargamento dei confini e aumento del numero di abitanti della città di Cosenza allora si andrà nella solita direzione di chi vuole creare qualcosa di apparente e di immateriale, ed invece di andare avanti si andrà necessariamente indietro. Non si può creare l’Area Urbana solo per le esigenze della città capoluogo come è stato fatto nel passato come nei casi della costruzione della stazione ferroviaria di Vaglio Lise o delle proposte (per fortuna rigettate) di soluzioni in antitesi con la realizzazione dell’università della Calabria (grande risorsa delle nostre città anche per il luogo geografico strategico che ricopre) sulle colline di Arcavacata e tante altre ancora, e come si voleva fare distruggendo la tradizione sportiva di Rende.

In fede

Salvatore LOMBARDO




permalink | inviato da lucalombardo il 28/6/2007 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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