.
Annunci online

salvatorelombardo
29 marzo 2009
Centro storico di Rende: rimbocchiamoci tutti le maniche.
Non è forse deontologicamente corretto che un amministratore polemizzi con i cittadini ed in special modo con un cittadino, che tra l'altro, svolge un'attività importante per la vita del Centro Storico di Rende. Ma, seppure, anche per natura, evito spesso di discutere animatamente e di polemizzare con qualcuno, non mi posso esimere – per il ruolo pubblico che ricopro – da chiarire alcuni aspetti.
Prendo spunto dalla poesia dell'amico Alessandro Sicilia. E’ una poesia intensa, che – sono d'accordo - potrebbe essere usata quasi come manifesto contro coloro che hanno abbandonato e continuano ad abbandonare i propri borghi.
Ma la domanda che vorrei porre a chi avrà la cortesia di leggermi è: chi è che abbandona un posto? chi seppur vivendo in altro loco continua ad avere nel cuore il proprio luogo natale, ovvero chi – seppur abitandovi - non profonde alcuno sforzo al fine di cooperare alla conservazione, tutela e valorizzazione di questi?
Credo che l'abbandono possa riferirsi a questa ultima ipotesi.
Ciò non si può dire della classe dirigente che sin dal 1952 esercita – seppur con diversi nomi – il governo della nostra Città.
Anzi, bisogna dire che a partire dal 1980 – con la prima Sindacatura di Sandro Principe - esempio in Calabria, insieme al compianto Cecchino, di amministratore valente – si sono cominciate una serie di opere concrete tese alla valorizzazione del nostro antico borgo.
Su tali opere materiali non voglio soffermarmi visto che chi ha attenzione ed amore per il luogo dove abita può constatarle tutti i giorni con i propri occhi. D'altronde già gli amministratori e studiosi che mi hanno preceduto si sono soffermati su questo punto.
Ma è sulle opere immateriali che voglio soffermarmi un attimo, perché in questa direzione si è profusa l'attenzione dell'Amministrazione, e mi dispiace che di questa attenzione non rimanga traccia nei pensieri dei miei concittadini.
Negli ultimi anni – non solo a Rende, ma in generale in quasi tutti i Comuni d'Europa – a fronte dell'urbanizzazione delle città si è – direi quasi conseguenzialmente – assistito ad uno svuotamento e quasi abbandono dei centri storici.
Ciò è stato conseguenza non tanto dell'abbandono di servizi pubblici come possono essere un ufficio postale, o una banca, o un «municipio», ma semplicemente perchè tali posti hanno perso una loro centralità socio-culturale.
L'Amministrazione comunale ha profuso e sta profondendo, in ogni settore, tutti i suoi sforzi affinchè il Centro Storico non sia solo un riposo per amanti della tranquillità o per chi è rimasto legato – sin dagli anni della giovinezza - a questi luoghi. L'Amministrazione sta ponendo in essere un'attività diretta a rendere il centro storico rendese un centro di eccellenza per il c.d. turismo culturale. Le mostre di palazzo Vitari, anche a rilievo regionale e nazionale, volute fortemente da Sandro Principe nel Centro Storico Rendese devono essere lette in questa direzione; come segue tale direttrice l'obiettivo di ristrutturare il Castello Normanno, ora sede Comunale – finalità quest'ultima che lo ha stuprato e violentato negli anni e svuotato del suo rilievo storico.
Non è colpa dell'Amministrazione se quando arrivano gli appassionati nel Centro Storico - per assistere a tali mostre o per visitare i caratteristici scorci e panorami rendesi - questi non trovano alcuna motivazione per restare un attimo in più. Urlatori, banditori, bar e esercizi commerciali chiusi; per non parlare del panorama sconcertante che si mostra agli occhi degli avventori delle innumerevoli e ottimamente gestite – forse unico esempio – attività enogastronomiche i quali dopo aver mangiato nei fantastici ristoranti e pizzerie rendesi scappano dopo aver consumato il loro pasto perchè quello che si erge davanti ai loro occhi è il niente.
Con ciò non voglio distogliere l'attenzione da quello che secondo il cittadino è il vero problema e cioè la preoccupazione che il Centro Storico sia destinato a divenire un paese privo di ogni servizio (banca, posta e uffici vari) dove non ci sia nemmeno un esercizio di prima necessità.
Dopo aver previsto per chi apre una nuova attività nel Centro Storico un contributo a fondo perduto il Comune cosa può fare??
L'ufficio postale è chiuso ma questo è una funzione che appartiene ad altro Ente e comunque la cittadinanza, io per primo, che cosa ha fatto presso gli Uffici competenti per costringerli a riaprirlo?? O si aspetta che il Comune intervenga di suo per aggiustare un immobile non suo?

Fare polemica sull'apertura della strada principale è meschino. Forse sfugge la pericolosità dell’evento che l'ha interessata. Se per disgrazia dovesse succedere quello che è successo sull'Autostrada SA-RC chi ne risponderebbe?? Forse quelli che ogni giorno spingono per l'apertura?? La strada sarà riaperta non appena messa in sicurezza totale per i cittadini.
Ed ecco che la risposta alla prima domanda che mi ponevo è facile da cogliere: non basta vivere in un luogo, si deve FAR VIVERE un luogo.
Non bisogna piangersi addosso ma bisogna alzarsi le maniche e remare tutti nella stessa direzione per valorizzare, tutelare e conservare i «nostri» luoghi.
Non serve litigare ma bisogna COOPERARE TUTTI.
Se Rende oggi non è soltanto un piccolo paesello della Calabria Citra è perchè negli anni si è cooperato per realizzare un sogno: adesso non mettiamoci contro l'un l'altro ma cooperiamo per far ritornare agli antichi splendori questi luoghi. La volontà ed i mezzi dell'Amministrazione ci sono sempre stati e sempre ci saranno, bisogna vedere se i cittadini abbiano questa volontà e voglia.



permalink | inviato da lucalombardo il 29/3/2009 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 giugno 2007
Risposta a Massimo Clausi sulla vicenda Au Cosenza/Area Urbana
 

Egregio Massimo Clausi,

ho letto con molta attenzione il suo articolo dal titolo “E Rende si stacca” su “Il Quotidiano della Calabria” del 26 giugno 2007. Le voglio rispondere anche perché il primo atto ufficiale (cfr. “Il Quotidiano della Calabria” 22 giugno) contro l’operazione AU Cosenza ha la mia firma. Ma voglio procedere con ordine.

Anche se lo chiedesse al sottoscritto probabilmente alla domanda “Da dove proviene” risponderei “da Cosenza”. E’ normale e comprensibile. Non potrebbe essere altrimenti. Per decenni ho lavorato nella città di Cosenza seppur abitando a Rende e dal punto di vista sociale non distinguevo la differenza, se non fosse per i servizi resi e per la qualità della vita nettamente migliore nella città dove ho l’onore di risiedere e dove ho l’onore e l’onere di essere amministratore. E come me credo altre migliaia di persone.

E sia come amministratore che come cittadino sono consapevole che l’Area Urbana è una palla da cogliere al balzo. Ma mi chiedo: “la costituzione dell’AU Cosenza andava e va nella direzione di essere una prima pietra per la realizzazione dell’Area Urbana?”. Forse nel progetto iniziale prospettato si. La squadra unica AU Cosenza-Rende doveva coniugare le tradizioni sia rendesi che cosentine, sia nella forma (nome, stemma e divise) che nella sostanza. Non doveva essere “un mero scippo” di un titolo sportivo, come oggi a me pare.

Da questo progetto di squadra unica nell’ultima settimana in molti si sono discostati. L’AU Cosenza non è più (il presente è d’obbligo) la squadra dell’Area Urbana, ma la sola squadra della città di Cosenza. Lo si ammette implicitamente quando si richiamano i casi di Venezia, Catania, Messina. Lo si ammette esplicitamente quando la sigla AU da acronimo di Area Urbana diviene solo l’onomatopea del grido del lupo. Come amministratori della città di Rende non si poteva restare inerti. Anche per l’esistenza di alcuni contratti posti in essere dall’amministrazione comunale e la società Rende FC, e pacta sunt servanda.

Gli amministratori comunali sono tenuti alla tutela degli interessi dei cittadini rendesi che negli scorsi anni hanno elargito contributi monetari sostanziosi nei confronti del Rende Calcio, contributi subordinati alle clausole che il titolo dovesse restare a Rende e che nella ragione sociale della società dovesse restare il richiamo a Rende. Questi patti non sono stati rispettati. Ed i contratti se non sono rispettati si risolvono. Se l’amministrazione comunale non li risolve – anche con atti di autotutela come la delibera del 25 giugno - compie un abuso, e caro Clausi, in presenza di tutti gli elementi compie il reato di abuso d’ufficio.

Inoltre il comune di Rende con questi atti ufficiali non affossa per niente il progetto AU Cosenza. Questo progetto potrà andare avanti e gli auguro successo, ma come vogliono tifosi e dirigenti rappresenterà la sola tradizione del Cosenza, perché questa è l’intenzione della piazza e della società non dell’amministrazione che voleva fare qualcosa di nuovo.

Voglio inoltre dirle che l’area urbana è cosa diversa dal calcio: è qualcosa di più. Vuol dire la costruzione del viale Parco e della metropolitana leggera, la gestione razionale dei rifiuti e dei trasporti, vuol dire una sanità a portata di cittadino, efficiente ed efficace, vuol dire costruzione unitario di un tessuto urbanistico razionale, armonioso ed a misura di cittadino in tutti i comuni interessati, vuol dire gestione condivisa dei bilanci e dei fondi strutturali. Se l’Area Urbana è vista solo come l’allargamento dei confini e aumento del numero di abitanti della città di Cosenza allora si andrà nella solita direzione di chi vuole creare qualcosa di apparente e di immateriale, ed invece di andare avanti si andrà necessariamente indietro. Non si può creare l’Area Urbana solo per le esigenze della città capoluogo come è stato fatto nel passato come nei casi della costruzione della stazione ferroviaria di Vaglio Lise o delle proposte (per fortuna rigettate) di soluzioni in antitesi con la realizzazione dell’università della Calabria (grande risorsa delle nostre città anche per il luogo geografico strategico che ricopre) sulle colline di Arcavacata e tante altre ancora, e come si voleva fare distruggendo la tradizione sportiva di Rende.

In fede

Salvatore LOMBARDO




permalink | inviato da lucalombardo il 28/6/2007 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
21 giugno 2007
INTERROGAZIONE URGENTE AL SINDACO BERNAUDO IN MERITO ALLE VICENDE RENDE CALCIO – A.U. COSENZA
 

Rende, 21 giugno 2007

 

OGGETTO: INTERROGAZIONE URGENTE AL SINDACO IN MERITO ALLE VICENDE RENDE CALCIO – A.U. COSENZA

 

VISTA la deliberazione della giunta comunale n. 22 del 21/01/2004, modificativa ed integrativa della delibera di G.M. n. 332 dell’11.7.2003, che subordinava la concessione di erogazione di contributi finanziari alla società Rende Calcio «alle seguenti clausole, non suscettibili di modifica alcuna: a. la sede sociale sia ubicata nel Comune di Rende; b. la inalienabilità del titolo sportivo; c. l’uso nella denominazione o ragione sociale della parola “Rende”; d. la rendicontazione della spesa”»;

VISTA la dichiarazione resa in data 15 Aprile 2004 nelle mani del Dott. Leucio GISONNA dal Sig. Ippolito Franco CHIAPPETTA, quale amministratore unico della società “RENDE CALCIO SRL”, con la quale si impegnava «sotto la sua personale responsabilità ed anche a nome e conto dei suoi successori ed aventi causa a qualunque titolo» «- a non trasferire la sede della società in altro Comune; - a non modificare la denominazione. Il tutto al fine che il titolo sportivo rimanga di proprietà della Città di Rende»;

VISTE le deliberazione della giunta comunale n. 433 del 27/10/2004 e successive con lo stesso oggetto relative all’erogazione di contributo economico al “RENDE CALCIO SRL”;

VISTE le dichiarazioni di stampa rese dai responsabili attuali della società “RENDE CALCIO SRL” in merito all’ipotesi di cambio di denominazione, ragione sociale in “A.U. Cosenza” e spostamento di sede nella città di Cosenza;

Il sottoscritto Salvatore Costantino LOMBARDO nell’esercizio delle sue funzioni di consigliere comunale ai sensi dell’art. 40 5° comma del Regolamento del Consiglio Comunale;

 

INTERROGA URGENTEMENTE IL SINDACO

 

Nelle ultime settimane appaiono sulla stampa diverse informazioni sulla possibilità, ventilata da molti, di un cambio di ragione sociale, e di cambio di sede sociale della “RENDE CALCIO SRL”; che la società suddetta (di seguito RENDE CALCIO) è stata negli anni scorsi, e per l’esercizio finanziario in corso, beneficiaria di una serie di erogazioni monetarie subordinate, dalla data del 21/01/2004 alle seguenti clausole non suscettibili di modifica alcuna: a. la sede sociale sia ubicata nel Comune di Rende; b. la inalienabilità del titolo sportivo; c. l’uso nella denominazione o ragione sociale della parola “Rende”;».

Le dichiarazioni apparse sembrano andare in un verso completamente opposto a quanto richiesto dall’amministrazione comunale come condizione per l’erogazione dei contributi monetari.

Nel caso in cui il RENDE CALCIO dovesse modificare ragione sociale e sede sociale, comportando così una palese violazione di obblighi contrattuali chiedo se il Sindaco, nell’esercizio delle sue funzioni, intenda promuovere nei confronti della suddetta società ed in solido del Sig. CHIAPPETTA Ippolito Franco e dei suoi successori ed aventi causa a qualunque titolo:

 a) apposita azione giudiziaria di responsabilità di risarcimento del danno ingiusto subito, in modo da risarcire il comune di RENDE dalla lesione patrimoniale e della propria immagine;

b) azione per la restituzione delle somme versate al RENDE CALCIO per violazione delle clausole della concessioni stipulate dal 27/10/2004.

Con richiesta di risposta scritta.

 

In fede.

 

Salvatore Costantino LOMBARDO




permalink | inviato da lucalombardo il 21/6/2007 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 5130 volte




IL CANNOCCHIALE